Per la Casa
2 Febbraio 2024

Cose di uso quotidiano che inquinano

Internet e streaming

Stop alla plastica ma non solo

Plastiche e microplastiche

Le microplastiche rappresentano uno dei fattori di inquinamento ambientale più rilevanti.

Si tratta di quelle piccolissime particelle di plastica che inquinano i nostri mari e gli oceani.

Diversi studi scientifici ne hanno dimostrato la pericolosità per la salute dell’uomo e dell’ambiente, soprattutto per gli habitat marini ed acquatici. Questo perché la plastica si discioglie impiegandoci diversi anni e fintanto che è in acqua può essere ingerita e accumulata nel corpo e nei tessuti di molti organismi.

Se, da una parte, continuiamo ad impegnarci nell’utilizzo ridotto delle microplastiche, dall’altra molti consumatori ignorano i rischi correlati ad alcune cose di uso quotidiano che inquinano.

Posta elettronica

Inviare una mail inquina

Ogni anno ciascuno di noi produce circa136 kg di CO2 solo con la propria posta elettronica.

Uno studio del 2019 ha calcolato che nel Regno Unito, evitando di inviare le mail non necessarie, si potrebbero risparmiare 16.433 tonnellate di carbonio all’anno, pari a oltre 80 mila voli tra Londra e Madrid.

Mentre digitiamo parole sulle nostre tastiere consumiamo elettricità, la stessa che viene impiegata al momento dell’invio e dall’infrastruttura di rete che archivia i messaggi nel cloud.

Come spiega Mike Berners-Lee, ricercatore e professore che ha preso parte allo studio, intervistato dal ”Guardian” –  “I data center usano un sacco di elettricità. Non ci pensiamo perché non vediamo il fumo fuoriuscire dai nostri computer, ma l’impronta ecologica dell’Information Technology è alta e sta crescendo”.

”Think before you Thank”

Ufficio e qualità dell'aria

Le mail più inquinanti sono quelle formate da una parola o poco più.

Per sensibilizzare sullo spreco di energia causato dalle mail inutili è stata coniata la campagna ‘’Think before you thank’’ (”Pensa prima di ringraziare”).

Prima di inviare una mail che contiene una sola parola come ‘’Thanks’’ (‘’Grazie’’) o ‘’Bye’’ (‘’Ciao’’) bisognerebbe chiedersi se ce ne sia davvero. Ciò a cui dobbiamo pensare è che evitare un ”Grazie” o un ”Arrivederci” può essere d’aiuto per combattere la crisi climatica.

Stephen Moss, storico naturale inglese, a tal proposito commenta sul Guardian’‘ – “Sii maleducato, non ringraziare e salva il pianeta”.

Chewing gum

Chewing gum

La comune gomma da masticare è tra i principali fattori inquinanti.

La sua materia prima è un polimero derivato dal petrolio, e ciò che la rende elastica è il polisobutene, un lubrificante dannoso per l’ambiente non biodegradabile e altamente inquinante.

Il chewing gum impiega circa 5 anni per decomporsi.

Si stima che in un anno solare ci siano oltre 560 mila tonnellate di chewing gum gettate a terra e che per rimuoverle il costo sia 10 volte superiore rispetto a quello impiegato per la loro produzione.

Sigarette

Sigarette

Le sigarette inquinano l’aria, a partire dal fumo che producono nel momento in cui vengono accese.

Conosciamo bene gli effetti nocivi del fumo sulla nostra salute, ma è necessario considerare anche le conseguenze che l’uso, il trasporto e la produzione di sigarette hanno sull’ambiente e sulla qualità dell’aria che respiriamo.

Fumare una sola sigaretta emette 14 grammi di CO2 equivalente. Nell’arco della vita, un fumatore che fuma 1 pacchetto di sigarette al giorno per 50 anni contribuisce a immettere nell’atmosfera 5,1 tonnellate di CO2 equivalente.

Una quantità di anidride carbonica che richiederebbe la crescita di 132 piantine per 10 anni per essere compensata.

Si stima che circa il 46% dei rifiuti che inquinano le nostre strade siano mozziconi di sigaretta.

Pneumatici

Pneumatici

Gli pneumatici sono tra gli inquinanti di plastica più frequenti al mondo, in quanto secondo uno studio effettuato nel 2017 dalla Open University dei Paesi Bassi, le gomme delle auto costituiscono circa il 10% di tutte le microplastiche degli oceani del mondo.

Inoltre, non dimentichiamoci la mole di polvere che gli pneumatici rilasciano nell’ambiente e che attraverso la respirazione giunge ai nostri polmoni causando allergie, asma e malattie cardiovascolari.

Legna da ardere

Legna da ardere

Tutti gli studi sull’inquinamento indoor, condotti sia nei paesi in via di sviluppo che in quelli industrializzati, evidenziano che la combustione della legna produce inevitabilmente numerosi composti tossici e polveri sottili.

Il fumo da legna può contenere alcune sostanze chimiche indicate come pericolose dall’EPA (Environmental Protection Agency – USA), e classificate come cancerogene dall’IARC (International Agency for Resaerch on Cancer).

Cannucce di plastica

Cannucce di plastica

Sappiamo bene che la plastica è uno dei materiali che più inquina i mari e le strade.

L’inadeguato smaltimento delle cannucce di plastica è arrivato sulle spiagge e a causa delle loro piccole dimensioni vengono spesso ingerite dagli animali marini.

Si stima infatti che in un anno siano oltre 500 milioni le cannucce che, invece di essere riciclate, finiscono nel nostro ecosistema impiegando svariati anni per decomporsi.

L’altra caratteristica dannosa delle cannucce di plastica è la loro composizione poiché sono fatte da materiale non biodegradabile.

Molte aziende del settore food in Europa stanno prendendo le contromisure adeguate sostituendo la plastica con materiali facilmente riciclabili o velocemente biodegradabili come carta, acciaio e bambù.

Cotton fioc

Cotton fioc

Secondo la Marine Conservation Society, un’organizzazione britannica no profit che lotta per la tutela dei mari e degli oceani, i cotton fioc, essendo composti in gran parte da polipropilene di plastica, sono una delle maggiori fonti inquinanti sulle spiagge del Regno Unito.

Una volta finiti in mare o sulle nostre spiagge, i cotton fioc possono perdurare molto a lungo, anche fino a 100 anni, rompendosi poi in microscopiche particelle e frammenti che accumulano tossine provenienti da altre fonti inquinanti.

Molti cotton fioc oggi in commercio hanno sostituito il bastoncino di plastica con uno di carta.

Creme solari

Creme solari

Nel maggio 2018 Hawaii è diventato il primo stato degli Stati Uniti a vietare la vendita e l’utilizzo di creme solari contenenti l’ossibenzone e l’octinoxate, due sostanze chimiche che hanno un effetto inquinante per l’ecosistema marino, soprattutto per le barriere coralline.

Questo fenomeno sta assumendo dimensioni sempre più elevate e lo scorso anno ha colpito la Grande Barriera Corallina causando la morte di tantissimi coralli.

Secondo gli esperti, i prodotti chimici presenti nelle protezioni solari facilitano la crescita di virus nelle alghe che forniscono sostanze nutritive ai coralli, causandone la morte.

Esistono in commercio diverse creme solari eco-compatibili, che non contengono sostanze chimiche inquinanti.

Salviette detergenti

Struccarsi

La rivista francese 60 Millions de Consommateurs ha analizzato 12 marche di salviette detergenti per cercare di capire la loro composizione, la sicurezza per i consumatori e l’impatto ambientale.

Quello che emerge è che si tratta di prodotti che non dovremmo mai acquistare.

Le salviette detergenti multiuso contengono molte fibre in plastica: ciò significa che impiegano molto tempo a biodegradarsi e, pertanto, rappresentano una fonte di inquinamento ingente per le nostre acque.

Inoltre, le salviette detergenti contengono molte sostanze chimiche, allergizzanti e profumi che non fanno di certo bene alla pelle, specialmente se le si usa in modo assiduo.

Le salviette detergenti, quindi contribuiscono all’impatto ambientale e sanitario.

Pannolini usa e getta

Pannolini e assorbenti

I prodotti usa e getta come pannolini e assorbenti, hanno un alto contenuto di plastica e quindi non sono facilmente riciclabili.

Non ci sono dati sulla quantità di assorbenti e tamponi usati che ogni anno finiscono nei rifiuti, ma secondo le stime di Fater, l’azienda che produce gli assorbenti Lines e i pannolini Pampers, ogni anno nel nostro paese si producono 900 mila tonnellate di prodotti assorbenti.

Sono pari a circa il 2,5% dei rifiuti solidi urbani.

Ad oggi, il mercato offre assorbenti e pannolini biodegradabili ed ecologici.